Pagina di approfondimento per le opere di Giancarlo Frison

Sant’Antonio da Padova: pellegrinaggio, preghiera e contemplazione

Toccando alcuni luoghi contrassegnati dal passaggio di Sant’Antonio, è possibile constatare come la devozione nei suoi confronti sia ancora molto forte e oggetto di pellegrinaggio e richieste di intercessione.
Metafora della vita, il cammino si inserisce pienamente nella grande tradizione francescana dell’itineranza, dell’andare, dell’annunciare, testimoniata da Francesco di Assisi e fatta propria dal Santo (i due si conobbero la prima volta il 30 maggio del 1221, in occasione della grande assemblea del Capitolo delle Stuoie) e viene vissuto dall’uomo contemporaneo come desiderio: occorre riappropriarsi del tempo sposando la lentezza, prestare ascolto ai richiami dell’anima, gustare spazi e modalità di vivere in maggiore semplicità e libertà, condividere la bellezza che la Natura elargisce, sperimentare relazioni più vere e dirette.
Il pellegrinaggio offre queste possibilità spesso obliate a causa della frenesia di una quotidianità smodata e vorticosa.
È stato tramandato che Sant’Antonio naufrago e profugo partì dalla Sicilia e attraversò parte della penisola fino ad Assisi; in seguito scelse di viaggiare per annunciare ovunque il Vangelo, predicare la pace e la giustizia, visitare ed esortare i frati. Su mandato del Papa andò anche in Francia per contrastarne i fermenti ereticali. La sua presenza è successivamente documentata in molte città e paesi del centro e nord Italia, quali Roma, Spoleto, Assisi, La Verna, Forlì, Ferrara…; a Padova sostò in varie riprese a partire dal 1229 e vi tornò per il suo ultimo pellegrinaggio.
Guidati dalla sete di sapienza e dalla fame di grazia nonché attratti dal suo carisma, possiamo percorrere le varie tappe del cammino di Sant’Antonio per concederci una pausa edificante e una profonda esperienza spirituale.

La vita contemplativa

Definita come la più preziosa di tutte le opere, la vita contemplativa fu adottata da Sant’Antonio, che ha reso manifesta la grandezza e la ricchezza della sua anima in una continua e intima unione con Dio.
Contemplazione può essere considerata l’azione di stare con il Padre Celeste amandolo e lasciandosi amare nel silenzio: questo può avvenire piacevolmente e inaspettatamente quando ci apprestiamo ad entrare in contatto con i mondi vegetale e animale, apparentemente distanti dai nostri parametri di immedesimazione. Cominciamo a notare che le radici rappresentano la vera umiltà, che quanto più penetra nel profondo, quanto più si abbassa, tanto più in alto viene esaltata; il tronco è simbolo dell’obbedienza, che vince l’ostinazione del cuore; i rami sono sinonimo di carità mentre le foglie rimandano alla predicazione; se i frutti rappresentano la dolcezza dell’estatica ammirazione, l’albero, profondamente radicato nella terra, è l’emblema del legame tra questa e il cielo.

Teorico ed interprete della vita contemplativa, Sant’Antonio parlò della preghiera come di un rapporto di amore che spinge l’uomo a colloquiare dolcemente con Dio, creando una gioia ineffabile, che soavemente avvolge l’anima. La preghiera ha bisogno di un’atmosfera di silenzio, che non coincide con il distacco dal rumore esterno: è importante che diventi esperienza interiore, in grado di tenere lontano le distrazioni provocate dalle preoccupazioni, dando origine al silenzio nell’anima stessa.
Secondo l’insegnamento del dottore francescano, la preghiera si articola in quattro momenti: il primo passo consiste nell’aprire fiduciosamente il proprio cuore a Dio; gli altri passi sono il colloquio sincero con Dio, la presentazione dei bisogni e infine una nota di lode e ringraziamento.
Grazie all’esempio di sant’Antonio relativamente alla preghiera è possibile di capire la potenza della presenza e dell’amore divini, che penetrano nella sfera degli affetti, della volontà e del cuore, sorgente da cui sgorga una conoscenza spirituale.
Per Sant’Antonio la preghiera è soprattutto un rapporto di amore, che crea un’intima unione con la persona amata (cioè tra l’uomo e Dio).
Ottenendo da frate Graziano, ministro provinciale della Romagna, il permesso di ritirarsi nell’eremo di Montepaolo, anche il Santo ebbe modo di soddisfare la necessità della solitudine (e non separazione) e del silenzio per condurre una preghiera e una contemplazione più intense.
Contemplazione può dirsi anche stupore (muto e quasi abbagliato) che segue l’ascolto dell’ineffabile Dio.

«L’opera del Signore è la creazione la quale, ben considerata, porta colui che la considera all’ammirazione del suo Creatore. Se c’è tanta bellezza nella creatura, quanta ce ne sarà nel creatore? La sapienza dell’artefice risplende nella materia»,
scrisse Sant’Antonio (dai Sermoni domenicali di sant’Antonio – Domenica II Avvento, paragrafo 4), che da vero francescano considerava il creato un libro che rimanda al suo autore: la ricchezza della biodiversità e l’armonia degli ecosistemi parlano della bontà del Creatore e, al contempo, ci esortano a sentirci davvero custodi consapevoli e convinti dell’emergenza di un passaggio dalla ferma indifferenza alla pronta urgenza, a vantaggio della Terra e in nome della gratitudine, se almeno una volta dinnanzi ad un aspetto-evento della natura ci siamo mai sentiti più vicini al suo Artefice.
Siamo corpi, cuori e Creato: impegniamoci ad ammirare con stupore crescente.
Significativo sembra in conclusione questo passo:

Tu stendi il cielo come una tenda,
costruisci sulle acque la tua dimora,
fai delle nubi il tuo carro, cammini sulle ali del vento;
fai dei venti i tuoi messaggeri, delle fiamme guizzanti i tuoi ministri.
Hai fondato la terra sulle sue basi, mai potrà vacillare.
L’oceano l’avvolgeva come un manto, le acque coprivano le montagne.
Alla tua minaccia sono fuggite, al fragore del tuo tuono hanno tremato.
Emergono i monti, scendono le valli al luogo che hai loro assegnato […]
Dalle tue alte dimore irrighi i monti, con il frutto delle tue opere sazi la terra […]
Per segnare le stagioni hai fatto la luna e il sole che conosce il suo tramonto.
Stendi le tenebre e viene la notte […]
Quanto sono grandi, Signore, le tue opere! Tutto hai fatto con saggezza, la terra è piena delle tue creature. Ecco il mare spazioso e vasto: lì guizzano senza numero animali piccoli e grandi […]
La gloria del Signore sia per sempre: gioisca il Signore delle sue opere.
Egli guarda la terra e la fa sussultare. tocca i monti ed essi fumano.
Voglio cantare al Signore finché ho vita, cantare al mio Dio finché esisto.
A lui sia gradito il mio canto; la mia gioia è nel Signore.
Scompaiano i peccatori dalla terra e più non esistano gli empi. Benedici il Signore, anima mia!                                                                                                          (dal Salmo 104)

Part. dell'area presbiteriale del Duomo di Padova
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